mar 06

INCONTRI SULL’IPOTERMIA

Serie di relazioni sull’ipotermia.

Presso il Collegio Ghiselli si terrà dal 13 marzo al 4 aprile una serie di incontri dedicati all’ipotermia patrocinati da S.I.S.S.I.

Questi saranno riconosciuti come attività didattica elettiva della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Pavia (1credito).

Coordinatore Scientifico: prof. GIOVANNI RICEVUTI
Studenti coordinatori: Alessandro Tomasi, Marta Baggiani e Cristiana Riboni

Lunedì 13 Marzo – ore 18.00
Introduzione alle patologie da freddo: ipotermia e congelamenti
dott. GUIDO GIARDINI (Ospedale Regionale U.Parini di Aosta, Presidente della Società Italiana di Medicina di Montagna)

Giovedì 23 Marzo, ore 18.00
Trattamento dell’ipotermia in ambiente extra-ospedaliero
dott. LORENZO INTROZZI (Terapia Intensiva Cardiochirurgica, Ospedale di Circolo Varese. Direttore Regionale Scuola Medici del Soccorso Alpino)

Lunedì 27 Marzo, ore 18.00
La gestione del paziente con grave ipotermia accidentale: esperienza dell’ospedale di Bergamo 2002-2017
dott. CHRISTIAN SALAROLI (Dipartimento Anestesia e Rianimazione Ospedale Papa Giovanni XXIII Bergamo, AREU AAT Bergamo, Elisoccorso Bergamo)
dott. LORENZO GRAZIOLI (Terapia Intensiva Cardiochirurgica, ospedale Papa Giovanni 23 Bergamo)

Giovedì 30 Marzo, ore 18.00
Wilderness Medicine and the Management of Accidental Hypothermia in the United States
prof.ssa SHAN LIU (Massachusetts General Hospital, Assistant Professor of Emergency Medicine Harvard Medical School Boston, MA)

Martedì 4 Aprile, ore 18.00
Miracolo di Natale: sopravvissuto 10 ore sotto una slavina. Il racconto di un’esperienza ai limiti della sopravvivenza
ALESSIO PEZZOTTA

Il Corso monografico è riconosciuto come Attività Didattica Elettiva (ADE) della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Pavia (1 credito). Ai partecipanti verrà rilasciato un attestato di frequenza (almeno 3 presenze)

Le iscrizioni sono aperte fino ad esaurimento dei posti disponibili e saranno aperte da lunedì 27 febbraio alle ore 9

Per informazioni: rettorato@ghislieri.it

Iscrizioni on line: collegio.ghislieri.it/ccr/iscrizioni-on-line/

 

gen 28

Ciao Valter

Nel terribile schianto dell’elicottero del 118  a Campo Felice é deceduto Valter Bucci, socio SISSI ed esperto di soccorso in valanga e ipotermia.

A volte il nostro destino è spietato. Ti strappa dai tuoi cari all’improvviso, magari mentre stai facendo quello che per te è normale, ovvero prestare soccorso.

Valter era un uomo speciale, un medico preparato e scrupoloso, uno di quelli che ogni paziente vorrebbe incontrare nel momento del bisogno.

Nella vita si è dovuto confrontare spesso con eventi catastrofici, terremoti, valanghe disgrazie di ogni genere, ma lui era sempre presente, sempre in prima linea a fare quello che per lui non era solo un lavoro, era una ragione di vita. Anche in occasione del crollo dell’albergo di Rigopiano era stato uno dei primi ad arriave, me lo vedo lì, con la sua amata divisa del Soccorso Alpino, mentre scava con ogni mezzo!

Io lo ricordo innamorato della vita, della sua terra l’Abruzzo, della sua gente, sempre sorridente e pronto a sdrammatizzare.

Era una persona bellissima, mai banale, per nulla attaccato al denaro, un amico generoso, un medico preparato, un soccorritore infaticabile.

Purtroppo anche gli angeli cadono, anche gli eroi scompaiono, ma il ricordo rimane ed è immortale!

Ciao  caro Valter.

Aiutiamo il Socorso Alpino!

 

Aiutaci ad aiutare. Un fondo di solidarietà per le vittime di Campo Felice: martedì 24/gennaio, in Abruzzo, un elicottero del 118 è precipitato durante una missione di soccorso, le cinque persone dell’equipaggio e l’infortunato a bordo non sono sopravvissuti all’impatto.

Ciò che facciamo per noi stessi muore con noi.
Ciò che abbiamo fatto per gli altri resta per sempre.
(Harvey B. Mackay)

Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico – CNSAS desidera fare qualcosa di concreto per essere accanto a tutte le famiglie delle vittime che hanno perso la vita nell’incidente del 24 gennaio 2017.

Valter Bucci, 57 anni, medico rianimatore, Davide De Carolis, 39 anni, tecnico di elisoccorso, e Mario Matrella, 42 anni, tecnico di soccorso alpino e speleologico, erano soccorritori del CNSAS. Le altre vittime sono il pilota di INAER Gianmarco Zavoli, 46 anni, l’infermiere Giuseppe Serpetti, 60 anni, e il ferito trasportato, Ettore Palanca, 50 anni.

Bucci e De Carolis avevano appena fatto ritorno come volontari del CNSAS dalle operazioni di Farindola, all’Hotel Rigopiano. Le loro famiglie in questi giorni hanno dovuto affrontare le scosse di terremoto, i disagi causati da nevicate eccezionali e ora anche il lutto per la perdita dei propri cari.

Non lasciamoli soli: esiste un fondo di solidarietà, istituito dal CNSAS, per le vittime e i feriti del Soccorso alpino e speleologico e le loro famiglie, già utilizzato nel corso degli ultimi anni in altre drammatiche occasioni, come per l’incidente durante una missione dell’elicottero del Suem 118 di Pieve di Cadore (BL) e in Val Lasties sul Pordoi (TN). I nostri iscritti sono volontari che dedicano gran parte del loro tempo per essere d’aiuto a chi ne ha bisogno.

Ci rivolgiamo agli amici della montagna, a chi apprezza il valore del volontariato e a tutte le innumerevoli persone che in questi giorni hanno manifestato vicinanza e sostegno al CNSAS. Offri in libertà un tuo contributo concreto con una donazione, anche minima: può essere di grande aiuto al nostro fondo di solidarietà.

Grazie a nome di tutto il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico.

Questo il codice IBAN per la tua donazione:
Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico
IT41 W056 9601 6000 0000 2744 X61

gen 14

7° CORSO RICERCA E STABILIZZAZIONE DEL TRAVOLTO DA VALANGA

7° CORSO RICERCA E STABILIZZAZIONE DEL TRAVOLTO DA VALANGA

SISSI patrocinerà il 7° corso sulla gestione del paziente travolto da valanga che si terra dal 10 al 12 febbraio in Abruzzo

Nell’arco del corso una grossa parte e dedicata al soccorso al paziente ipotermico.

Per maggiori informazioni www.laquilando.it

 

 

 

 

 

 

 

dic 15

Bruno Durrer

Purtroppo il Dr. Bruno Durrer padre della “Scala Svizera dell’ipotermia” ci ha lasciato. Di seguito un breve ricordo del Dr. Beppe Savary (già presidente SISSI).
Caro Bruno, te ne sei andato – non dal freddo dei ghiacciai del massicio della Jungfrau ma dal caldo del mare indonesiano e ci hai lasciati tutti senza  poter più domandarti preziosi consigli, sostegno e solidarietà.
Rainer Maria Rilke diceva che la morte è grande, che siamo suoi, sorridenti e quando pensiamo di trovarci nel mezzo della vita, ella osa piangere in mezzo a noi.
L’hai incontrata – come io – tante volte, la Morte e quante volte sei riuscito a mandarla via.
Quando si è presentata per te – senza aver preso prima un appuntamento – ti ha portato via con lei.
Quello che ci hai insegnato sul soccorso medico in montagna, sulle vittime di valanghe e del freddo, non lo faremo più con te, lo faremo per i nostri pazienti, ma anche per  te, un po’ anche al tuo posto.
Grazie Bruno per  tutto quello che hai fatto per i tuoi pazienti ma anche per i nostri.
Ti auguro quello che uno dei miei pazienti, Max Frisch, che amava la montagna, scrisse in “Homo Faber” – homo faber che eri pure tu – e che citava nel 1984 per i neodiplomati medici dell’università di Zurigo, di “aufgehen im Licht” di essere eterno, essere   stato.
Buon viaggio caro amico Bruno
un (altro) “big elephant” – come sembra ci chiamino i giovani – bp

ott 29

SWISS INTERNATIONAL SYMPOSIUM ON ACCIDENTAL HYPOTHERMIA

SWISS INTERNATIONAL SYMPOSIUM ON ACCIDENTAL HYPOTHERMIA

Si terrà ad Interlaken il giorno 11 novembre 2016 il quinto simposio internazionale sull’ipotermia accidentale.

 

 

 

5th International Symposium on Accidental Hypothermia “Cold Day”

 

Swiss Expert Group On Accidental Hypothermia

Friday, 11 November, 2016

AULA Sekundarschulhaus, Alpenstrasse 23, 3800 INTERLAKEN

Preceding the 9th Swiss Mountain Rescue Medical Meeting “Hot Day”

Saturday, 12 November

-o-o-o-o-o-o-o-

09.00 – 09.15 Welcome Address (President SSMM, Organizers of Interlaken Meeting)

Corinna SCHÖN, Beat H. WALPOTH, Monika BRODMANN

Bruno DURRER, Alex KOTTMANN

09.15 – 10.30 Session 1: Pre-hospital Management

Chair: Bruno DURRER, Corinna SCHÖN

Bruno DURRER: Dilemmas of the On-site Treatment of Hypothermia

Corinna SCHÖN: Cold death – Hypothermia from the Forensic Point of View

Mathieu PASQUIER: Hypothermia Staging

Oliver REISTEN: On-site Triage, Transport and Treatment Options

Michael LEHMANN/Max HALBE: State-of-the Art in AirLifT and ECMO Transport

10.30 – 11.00 Coffee break

11.00 – 11.45 KEYNOTE I

Chair: Beat WALPOTH, Aristomenis EXADAKTYLOS tbc

Sequelae-free outcome of the deepest adult accidental hypothermic arrest

Anna BAGENHOLM & Torvind NAESHEIM, Tromsø, Norway

11.45 – 13.00 Session 2: In-hospital Management: CPB vs ECMO

(With the Swiss Expert Group on Accidental Hypothermia)

Chair: Monika BRODMANN, Christophe HUBER tbc

Monika BRODMANN: The Revised Bernese Algorithm

Christian SEIDL: The Anesthetist’s View

David REINEKE: The Surgeon’s View

Raymond FRIOLET/Dominik BELLWALD: The Intensivist’s View tbc

Carlo BANFI/Raphael GIRAUD: Successful ECMO Rewarming & Cannulation Techniques

13.00 – 14.00 Lunch (on-site) & Poster Session

14.00 – 15.15 Session 3: Special Situations – avalanche, drowning, frostbite

Chair: Alex KOTTMANN, Michael WANSCHER

Tomasz DAROCHA: Progression of the Hypothermia Treatment Center Cracow

Gregoire ZEN RUFFINEN: Multi-victim Accidental Hypothermia in Avalanche Alex KOTTMANN: Avalanche Checklist

Sandra LEAL: Frostbite: The Chamonix Experience

tbc

15.15 – 15.45 Coffee break

15.45 – 16.15 KEYNOTE II

Chair: Guiseppe FAGGIAN

Michael WANSCHER : 5-years Outcome after the Danish

Praesto Fjord Boating Accident

16.15 – 17.45 Session 4: Research, Algorithm and Registries

Chair: Luigi FESTI, Marc BLANCHER

Luigi FESTI: Will Master Programmes in Mountain Medicine Protect Alpinists’ Life?

Beat WALPOTH/Christian GAUDET: International Hypothermia Registry

Monika BRODMANN: International Avalanche Registry

Alessio RUNGATSCHER: Small Animal Research

Marc BLANCHER/Raphael BRIOT: Large Animal Research

17.45 – 18.15 Round Table with all speakers: Hot Topics in Accidental Hypothermia

Chair: Beat WALPOTH

18.15 – 18.30 Closing Remarks (Organizing Committee / Next Meeting)

18.30 – 19.00 Apero

 

PROGRAMMA PDF INTERLAKEN HYPOTHERMIA 2016 – SCIENTIFIC PROGRAMME

www.unige.ch/ISAH16

 

ago 06

LO SVESTIMENTO PARADOSSO NELL’IPOTERMIA LETALE: SPUNTI DI RIFLESSIONE ED OSSERVAZIONE.

LO SVESTIMENTO PARADOSSO NELL’IPOTERMIA LETALE: SPUNTI DI RIFLESSIONE ED OSSERVAZIONE.

Di Sarah Bassanini, Soccorritrice Diplomata Professionista presso Servizio Autoambulanza Mendrisiotto

Australia, XXI secolo, stagione invernale.

Un uomo viene rinvenuto deceduto nella propria abitazione, sprovvista di riscaldamento e la cui temperatura ambiente è di circa 15° C. Ai soccorritori si presenta una scena alquanto bizzarra: l’uomo è a terra sotto un tavolo parzialmente svestito, circondato da mobili rovesciati che fanno pensare ad un ultimo tentativo di difesa durante un’aggressione. L’uomo mostra, a rafforzo dell’impressione iniziale, ematomi al capo ed agli arti superiori ed inferiori. La Polizia riscontra però che l’abitazione era chiusa dall’interno, probabilmente dalla stessa vittima, e nessun segno di effrazione a porte e finestre è visibile.

L’autopsia, svolta nei giorni seguenti al ritrovamento, rivelerà lesioni gastriche e pancreatiche, tipiche dei decessi per ipotermia.

L’ipotermia è un evento spesso sottovalutato e altrettanto spesso i soccorritori, trovandosi a prendere in considerazione la patologia, non agiscono con tutti gli strumenti che avrebbero a disposizione.

La condizione, inoltre, miete numerose vittime, e non si parla esclusivamente delle cause più ovvie come il travolgimento da valanga, l’assideramento in zone montuose o la permanenza in acque gelide, ma di eventi urbani o rurali, dove anche la permanenza in un’abitazione non riscaldata o, nel caso di persone indigenti, il dormire sotto un ponte, può portare ad una morte per ipotermia.

Uno studio eseguito in Svezia, con dati estrapolati dal database del Consiglio Nazionale di Medicina Legale dal 1992 al 2008, ha identificato un’incidenza annuale di decessi imputabili esclusivamente all’ipotermia pari all’1,35 ogni 100.000 abitanti, anche se si suppone siano molti di più i casi non segnalati adeguatamente.

Lo Studio, inoltre, sfata una volta per tutte la convinzione che il rischio di decesso per ipotermia sia tipico esclusivamente delle regioni più fredde: il 25% dei decessi, infatti, riguardavano pazienti esposti a temperature ambientali fino a 25° C, e addirittura fino a 33° C in caso di immersione in acqua.

All’osservazione clinica del professionista sanitario, vi sono segni specifici che possono facilitare la diagnosi di ipotermia letale in un contesto ambiguo: primo tra tutti il fenomeno dello svestimento paradosso.

Lo svestimento paradosso è stato definito come un comportamento irrazionale per cui una persona esposta ad ambiente freddo, mostra, nelle fasi terminali dell’ipotermia, l’istinto di spogliarsi dei propri vestiti.

Il fenomeno è stato osservato e quindi raggruppato in 3 grandi classi: (1)pazienti privi delle scarpe, (2)degli indumenti della parte superiore del corpo e di quella (3)inferiore.

Rari sono i casi in cui lo svestimento comprende tutte e 3 le classi, ma non raro è il fenomeno; uno studio svolto in Giappone tra il 1990 ed il 1999, stima un certo grado di svestimento paradossale nel 22% dei pazienti deceduti per ipotermia esaminati; altri studi ipotizzano una prevalenza fino al 50% del fenomeno.

Le teorie sul fenomeno non sono univoche, si pensa tuttavia che nelle fasi terminali dell’ipotermia vi sia una profonda vasodilatazione data dall’esaurimento della vaso motricità fisiologica, creando cosi’ un importate reflusso sanguineo alle estremità e quindi una sensazione di calore bruciante simile ad una vampata.

Le persone decedute per ipotermia che presentano svestimento paradosso sono state per anni identificate come vittime di violenze ed abusi, in quanto si presentavano spesso in parte o completamente nudi e si osservavano lesioni quali abrasioni e ferite ad arti superiori, cranio ed arti inferiori.

Altri segni quali ferite, abrasioni, escoriazioni e sanguinamenti evidenti, appartengono alla manifestazione di un altro particolare fenomeno che si presenta nei pazienti deceduti per ipotermia, denominato “hide and die syndrome” (nascondersi e morire) o “terminal burrowing behaviour” (scavare una tana).

La sindrome è descritta nella letteratura come istinto innaturale e primitivo per cui, come ogni animale in situazioni estreme o in condizioni ambientali avverse, cerca un nascondiglio in qualsiasi anfratto buio e apparentemente sicuro. Sono state osservati ambienti in cui si trovano persone decedute per ipotermia dove addirittura si notavano buche scavate dalla persona stessa, nel tentativo di crearsi il proprio spazio.

La sindrome spiega il perché delle escoriazioni, delle ferite provocate da una sorta di trascinamento sul terreno e del ritrovamento di alcuni paziente nelle proprie abitazioni sotto tavoli, letti o protetti da sedie, nel vano tentativo del primitivo “nascondersi, rannicchiarsi e morire”.

 

L’argomento trattato vuole rappresentare un interessante spunto di riflessione utile alla comprensione del fenomeno ipotermia, permettendo ai soccorritori di apprezzarne l’entità e di non sottovalutarne la frequenza.

Bibliografia

  1.  Hajime Mizukami, Keiko Shimizu, Hiroshi Shiono, Takashi Uezono, Masahiro Sasaki. Department of Legal Medicine, Asahikawa Medical College, Midorigaoka Higashi 2-1-1-1, Asahikawa 078-8510, Japan
  2. Helge Brändström, Anders Eriksson, Gordon Giesbrecht, Karl-Axel Ängquist and Michael Haney. Fatal hypothermia: an analysis from a sub-arctic region.
  3. Autore non citato. NewScientist, 21 Aprile 2007, pag. 50
  4. Immagine: l’uomo rinvenuto deceduto per ipotermia accidentale, con paradoxical undressing e burrowing behaviour

 

apr 27

DALLA LETTERATURA: ” UN’ANALISI DELLA SCALA SVIZZERA DI STADIAZIONE DELL’IPOTERMIA UTILIZZANDO I “CASE REPORT” PUBBLICATI.

DALLA LETTERATURA: ” UN’ANALISI DELLA SCALA SVIZZERA DI STADIAZIONE DELL’IPOTERMIA UTILIZZANDO I “CASE REPORT” PUBBLICATI.

Articolo originale pubblicato su Scandinavia Journal of trauma, Resuscitation and Emergency Medicine, Traduzione e riassunto di Sarah Bassanini (Soccorritrice Diplomata Professionista).

L’ipotermia accidentale è definita come una temperatura corporea inferiore a 35° C in un contesto di esposizione al freddo. La rilevazione della temperatura corporea è un dato fondamentale nell’aspetto decisionale del trattamento del paziente e dell’ospedale di destinazione; tuttavia, dati affidabili non sono sempre possibili, soprattutto in ambito del soccorso pre-ospedaliero. Il modello Svizzero per la valutazione del paziente ipotermico si basa sull’osservazione dei segni vitali del paziente durante la valutazione primaria ed è specificatamente adattato per l’ambiente pre-ospedaliero in ambiente austero, raccomandandone l’uso ove non si può avere una precisa ed affidabile misurazione della temperatura corporea.

La correlazione tra l’osservazione clinica e la temperatura corporea è, tuttavia, principalmente redatta sulla base di case report derivanti dalla letteratura, ed è quindi soggetta a limitazioni.

L’obiettivo di questo approfondimento è quindi valutare l’accuratezza della procedura confrontando i case report con dati certi pubblicati sull’ argomento con previsioni date sulla clinica del paziente sulla base della valutazione della scala Svizzera.

Tramite Medline,  sono stati ricercati i case report, utilizzando la parola “ipotermia” senza imporre vincoli di traduzione o anno di pubblicazione (ultimo accesso: 1 Feb 2015).

Hanno analizzato tutti i casi in cui la temperatura interna era inferiore a 35° C ed i cui dati sui parametri clinici e segni vitali alla presentazione erano disponibili. Casi senza dati sufficienti o con fattori confondenti sono stati esclusi.

Hanno anche analizzato i casi in cui non vi erano inizialmente dati sui segni vitali ma il paziente era sopravvissuto a seguito di rianimazione cardio-polmonare e casi in cui il paziente risultava deceduto ma per il quale l’esame medico-legale era disponibile con conferma di ipotermia come causa principale di morte.

Sono state escluse, quali fattori confondenti, alcune diagnosi, come intossicazione acuta da alcool, overdose, lesioni cerebrali traumatiche altre patologie mediche che potrebbero causare ipotermia secondaria. Anche i casi di ipotermia terapeutica e neonatale sono stati esclusi.

I dati raccolti sono: età, sesso, parametri vitali, prima temperatura corporea registrata, presenza di brividi, insorgenza di aritmia cardiaca, possibile causa di ipotermia accidentale, metodo rewarming, ospedale di destinazione ed esito neurologico.

Lo stato di coscienza è stato valutato utilizzando la Glasgow Coma Scale (GCS) e l’AVPU. Dodici autori sono stati contattati via e-mail per ottenere informazioni aggiuntive che completassero informazioni su case report pubblicati. In vista di un bassissimo tasso di documentazione di shivering, hanno deciso di analizzare la valutazione clinica di un paziente ipotermico unicamente sulla base dello stato di coscienza e sui segni vitali osservati durante la valutazione primaria.

Le fasi descritte precedentemente sono state così caratterizzate dai seguenti segni: la fase 1 è stata definita con un punteggio GCS di 15 e paziente Alert, la fase 2 con punteggio GCS > 8 e < 15 o paziente Verbal, la fase 3 con GCS < 9 e paziente Pain o Unresponsive, la fase 4 con assenza di segni vitali (arresto respiratorio, PA assente, polso carotideo assente) e GCG pari a 3 con paziente Unresponsive.

Sono stati identificati 183 casi di ipotermia adatti all’analisi. Lo shivering era presente in 8 pazienti su 11 con dato disponibile: solo 3 di questi pazienti avevano temperature corporee corrispondenti alla fase 1, 2 pazienti alla fase 2 e 3 pazienti alla fase 3.

Solo 3 pazienti su 8 con shivering avevano un punteggio GCS di 15 o apparivano come Alert sulla scala AVPU.

Tra le cause di ipotermia, hanno rilevato 77 casi di immersione, 8 casi di incidenti da valanga e 26 casi di esposizione ambientale ( neve o esposizione al vento, caduta in un crepaccio, ambiente domestico freddo).

95 dei 183 pazienti aveva temperatura corporea allineata al loro stadio clinico, cioè sono stati correttamente classificati sulla base della clinica, mentre la temperatura corporea è stata sovrastimata in 36 pazienti e sottovalutata in 52 pazienti.

Sesso, età, causa e tipo di misurazione della temperatura corporea non sono stati significativi se associati alla precisione della clinica descritta.

La temperatura corporea media osservata nella fase 1 è stata di 31.3° C; nella fase 2 di 28.3° C, nella fase 3 di 25.6° C e nella fase 4 di 22.7° C.

Discussione

Utilizzando gli intervalli di temperatura teorici derivanti dalla clinica del paziente, circa il 50% dei pazienti sono stati assegnati ad un range di temperatura errati. La conseguenza di tali errori di classificazione sono variabili, ma principalmente dipendono dallo scenario considerato.

Teoricamente, un paziente con temperatura corporea interna pari a 32° C o pari allo stadio 2, sarebbe, nel peggiore dei casi, da trattate prudentemente e con monitoraggio continuo, in considerazione del rischio di evolvere in pericolose aritmie.

Al contrario, classificare un paziente che, sapendolo successivamente, aveva temperatura interna corporea pari a < 32° C quindi con fase pari a 1, comporta una sottostima dell’eventuale progressione in ACR, con conseguenze serie per la vita del paziente.

Un esempio: la temperatura corporea più bassa registrata in uno stadio clinico 1 era pari a 28,1° C, troppo vicino alla soglia dei 28° C, al di sotto della quale in rischio che il paziente evolva in ACR è altissimo.

Clinicamente, classificare un paziente con temperatura corporea interna superiore o pari a 28° C come fase 3, permetterebbe il trasporto precoce del paziente in un Centro Ospedaliero Avanzato, in grado di fornire riscaldamento extra-corporeo piuttosto che al più vicino ospedale regionale.

Clinicamente, classificare un paziente con temperatura interna corporea < 28° C come fase 2 è uno scenario oggettivamente errato, trasportando così il paziente in un Ospedale senza mezzi avanzati di riscaldamento corporeo.

Ciò significa che il riconoscimento precoce della condizione ipotermica del paziente basata sulla clinica è sicuramente di fondamentale ed indispensabile importanza.

Il caso peggiore, cioè il trasporto di un paziente gravemente ipotermico in un Centro Ospedaliero non atto al riscaldamento extracorporeo, è stato registrato all’interno dello studio clinico in 10 pazienti, uno dei quali ha mostrato ACR durante il trasporto.

Errata classificazione di pazienti con temperatura corporea interna < 24° C con stadio clinico 3 è stato recentemente oggetto di indagine: questa errata classificazione può comportare ad una sottostima del rischio di ACR, estremamente alto nei pazienti con temperatura corporea interna < 24° C.

Gli autori hanno dimostrato che vi sono state importanti sovrapposizioni tra le 4 fasi del modello Svizzero rispetto alla temperatura corporea interna misurata successivamente, indicando quanto la clinica sia importante nel valutare il paziente ipotermico, non basandosi esclusivamente sul dato.

Questo suggerisce che potrebbe essere preferibile associare la clinica indicandone la fase, con la misurazione oggettiva più precisa possibile.

Come accennato in precedenza, sarebbe più corretto associare intervalli sovrapposti di temperatura corporea interna, intesi a più misurazioni, alla clinica mostrata dal paziente, piuttosto che soffermarsi esclusivamente al dato della temperatura corporea e soffermarsi alle fasi dell’ipotermia utilizzate solitamente (lieve, moderata e severa), come fatto sino ad ora. Se un sanitario vorrebbe mantenere tali soglie, potrebbe essere necessario modificarne la struttura per migliorare la percentuale di corretta classificazioni, in particolare per poter minimizzare la sovrastima della temperatura corporea in pazienti ipotermici.

Le  soglie stimate (con questo lavoro) non sono troppo lontane da quelle già esistenti, diminuendo la fase 1/2  da 32° C a 30° C e la fase 2/3 da 28° C a 27° C. la conseguenza clinica di tale cambiamento sarebbe una lieve riduzione di percentuale di pazienti per i quali viene sovrastimata la temperatura corporea (secondo i dati, dal 15,8% al 19,7%), mantenendo la percentuale di pazienti per i quali viene sottovalutata la temperatura corporea (paria circa il 33%), ottenendo quindi un maggior apprezzamento del rischio di ACR.

Limitazioni

lo studio mostra alcune limitazioni.

Uno fra tutti potrebbe essere la pratica clinica: vi è un elevato numero di risultati favorevoli con relativa scarsità di casi di ipotermia.

Questo studio fornisce tuttavia una prova tra l’ottimo legame tra la stadiazione Svizzera in base alla clinica del paziente e la temperatura corporea interna misurata successivamente, in particolar modo in ambiente extra-ospedaliero.

Un’altra potenziale limitazione è l’utilizzo del punteggio GCS e della scala AVPU nella valutazione del paziente; le categorie “A” e “U” dimostrano, tuttavia, corrispondenza affidabile alla scala GCS. 

Conclusione

La temperatura corporea misurata e paragonata successivamente al modello Svizzero corrisponde, nei casi clinici esaminati, al 50% dei casi.

Errori di classificazione che portano a sottovalutare la temperatura corporea effettiva sono solitamente benigni  e portano esclusivamente ad un eccessivo utilizzo di risorse; mentre la sovrastima della temperatura corporea ha sempre conseguenze potenzialmente gravi per il paziente.

Sicuramente, l’approccio più prudente e sicuro sarebbe quello di posizionare la clinica del paziente secondo la temperatura più bassa di ogni fare clinica Svizzera.

 

mar 13

CONFERENZA DAL TITOLO: “LA MEDICINA DI MONTAGNA TRA PRESENTE E FUTURO”

CONFERENZA DAL TITOLO: “LA MEDICINA DI MONTAGNA TRA PRESENTE E FUTURO”

Si è tenuto  a Milano sabato 12 marzo un interessante conferenza.

Tra i relatori il Dr. Mario Milani (Direttore  parlerà di Ipotermia diagnosi e trattamento.

Ingresso gratuito!

PDF Medicina di montagna programma

 

mar 10

SI TERRÀ IL 17 E 18 MARZO 2016 UN INCONTRO DEDICATO AL TRATTAMENTO DELL’IPOTERMICO E DEL PAZIENTE TRAVOLTO DA VALANGA.

SI TERRÀ IL 17 E 18 MARZO 2016 UN INCONTRO DEDICATO AL TRATTAMENTO DELL’IPOTERMICO E DEL PAZIENTE TRAVOLTO DA VALANGA.


Luogo:  PASSO DEL LUPO

Presso  HOTEL San Marco  Sestola

Programma 17/03/2016 

Ore 09:30 Ipotermia  trattamento e gestione extraospedaliera in ambiente ostile

Dr. Giacomo Strapazzon

Ore 10:30 Male di Montagna gestione extra ospedaliera e in pronto soccorso

Dr. Giacomo Strapazzon

Ore 11:30 Aperitivo IGLOO VOLVO

Ore 12:15 Pranzo Self-Service “Esperia”

Ore 14:00 Prove pratiche in Ambiente Ostile

Trattamento e gestione paziente traumatico e ipotermico 

 Trattamento e gestione paziente ipotermico non traumatico 

Ore 16:30 Briefing Fine giornata

Ore 17:30 Meeting Sistema di soccorso piste organizzato e valanghe

Condivisione  nazionale istruzioni operative”

Per Informazioni 0536-325586    info@vallidelcimone.it 


feb 13

CONFERENZA SUGLI INCIDENTI IN VALANGA

CONFERENZA SUGLI INCIDENTI IN VALANGA.

Si é tenuto venerdì 12 febbraio presso il Palamonti di Bergamo la conferenza di Igor Chiambretti (AINEVA)  sugli “INCIDENTI IN VALANGA”. Ingresso gratuito.

LOCANDINA INCIDENTI DA VALANGA[1]

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